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4:176
يستفتونك قل الله يفتيكم في الكلالة ان امرو هلك ليس له ولد وله اخت فلها نصف ما ترك وهو يرثها ان لم يكن لها ولد فان كانتا اثنتين فلهما الثلثان مما ترك وان كانوا اخوة رجالا ونساء فللذكر مثل حظ الانثيين يبين الله لكم ان تضلوا والله بكل شيء عليم ١٧٦
يَسْتَفْتُونَكَ قُلِ ٱللَّهُ يُفْتِيكُمْ فِى ٱلْكَلَـٰلَةِ ۚ إِنِ ٱمْرُؤٌا۟ هَلَكَ لَيْسَ لَهُۥ وَلَدٌۭ وَلَهُۥٓ أُخْتٌۭ فَلَهَا نِصْفُ مَا تَرَكَ ۚ وَهُوَ يَرِثُهَآ إِن لَّمْ يَكُن لَّهَا وَلَدٌۭ ۚ فَإِن كَانَتَا ٱثْنَتَيْنِ فَلَهُمَا ٱلثُّلُثَانِ مِمَّا تَرَكَ ۚ وَإِن كَانُوٓا۟ إِخْوَةًۭ رِّجَالًۭا وَنِسَآءًۭ فَلِلذَّكَرِ مِثْلُ حَظِّ ٱلْأُنثَيَيْنِ ۗ يُبَيِّنُ ٱللَّهُ لَكُمْ أَن تَضِلُّوا۟ ۗ وَٱللَّهُ بِكُلِّ شَىْءٍ عَلِيمٌۢ ١٧٦
يَسۡتَفۡتُونَكَ
قُلِ
ٱللَّهُ
يُفۡتِيكُمۡ
فِي
ٱلۡكَلَٰلَةِۚ
إِنِ
ٱمۡرُؤٌاْ
هَلَكَ
لَيۡسَ
لَهُۥ
وَلَدٞ
وَلَهُۥٓ
أُخۡتٞ
فَلَهَا
نِصۡفُ
مَا
تَرَكَۚ
وَهُوَ
يَرِثُهَآ
إِن
لَّمۡ
يَكُن
لَّهَا
وَلَدٞۚ
فَإِن
كَانَتَا
ٱثۡنَتَيۡنِ
فَلَهُمَا
ٱلثُّلُثَانِ
مِمَّا
تَرَكَۚ
وَإِن
كَانُوٓاْ
إِخۡوَةٗ
رِّجَالٗا
وَنِسَآءٗ
فَلِلذَّكَرِ
مِثۡلُ
حَظِّ
ٱلۡأُنثَيَيۡنِۗ
يُبَيِّنُ
ٱللَّهُ
لَكُمۡ
أَن
تَضِلُّواْۗ
وَٱللَّهُ
بِكُلِّ
شَيۡءٍ
عَلِيمُۢ
١٧٦
Ti chiederanno un parere. Di’: «A proposito del defunto che non lascia eredi, [né ascendenti né discendenti] Allah vi dice: Se qualcuno muore senza lasciare figli ma ha una sorella, ad essa toccherà la metà dell’eredità, mentre egli erediterebbe da lei tutto quanto se ella non avesse figli; se ci sono due sorelle, avranno i due terzi di quello che lascia; se ci sono dei fratelli e delle sorelle, al maschio la parte di due femmine» 1 . Allah vi illumina affinché non erriate. Allah è l’Onnisciente. 2 Rivelata a Medina in un periodo non bene identificato ma che molti esegeti collocano tra la battaglia di Uhud (3-e la battaglia del Fossato (5-626), questa sura fissa alcune regole fondamentali su cui sarà formulato il diritto matrimoniale e quello relativo al divorzio, il diritto della successione e le disposizioni a proposito dell’omicidio volontario e involontario. 3 «temete il vostro Signore»: il timor di Allah, la «taqwà», è il migliore e l’unico vero regolatore delle azioni umane (vedi II, 2). 4 «e da esso la sposa sua»: Eva tratta da Adamo. 5 «i legami del sangue»: lett. «gli uteri». 6 «Restituite…»: quando gli orfani saranno diventati puberi. 7 «e non scambiate il buono con il cattivo»: il buono (loro) con il cattivo (vostro). 8 «né confondete i loro beni coi vostri»: non usate i loro beni come se fossero i vostri. 9 La correlazione tra la prima parte del versetto (relativa alla giustizia nei confronti degli orfani) e la seconda parte (relativa alla possibilità del matrimonio poligamico) ha fatto molto scrivere e dato luogo a molte diverse interpretazioni, a) Tabarî (Iv, propone (tra le altre) questa interpretazione che vedrebbe sottintesa la parte che abbiamo posto tra parentesi quadra: «E se temete di essere ingiusti nei confronti degli orfani, [ugualmente temete di essere ingiusti nei confronti delle donne]. Sposate pure due o tre o quattro tra le donne che vi piacciono». b) Un’altra esegesi ritiene che il termine «orfani» sia piuttosto da intendersi al femminile e, pertanto, viene sconsigliato il matrimonio con le orfane di cui si ha la tutela per evitare di cadere in quella confusione di beni di cui al versetto precedente. c) Un’altra ipotesi ancora afferma che il Corano propone il matrimonio con le vedove per ricostituire un nucleo familiare per i minori che fossero rimasti orfani di padre. 10 «le ancelle che le vostre destre possiedono»: con questa espressione il Corano indica le schiave che sono legalmente possedute, con le quali è lecito sia il matrimonio che il concubinato. 11 «ciò è più atto ad evitare di essere ingiusti»: il desiderio di giustizia e di imparzialità tra le mogli può far propendere per la scelta monogamica. Un’altra interpretazione di questo brano del versetto condurrebbe a questa traduzione: «sì da evitare di caricarvi di famiglia». Sulla base di questa interpretazione è stata dedotta la legittimità del controllo delle nascite nell’Islâm. Al Ghazâli codificò tre casi in cui si poteva lecitamente far ricorso a metodi e tecniche contraccettive per evitare gravidanze indesiderate: a) quando la gravidanza e/o il parto avrebbero potuto mettere a rischio la salute della madre; b) quando la gravidanza e/o il parto avrebbero potuto compromettere la sua bellezza; quando un figlio avrebbe potuto compromettere l’equilibrio economico e sociale della famiglia e pregiudicare gli interessi dei coniugi e dei figli già esistenti. 12 II pagamento del dono nuziale da parte dello sposo è conditio sine qua non del matrimònio islamico. 13 «Chi è ricco… chi è povero…»: il tutore ricco non deve utilizzare i beni dell’orfano per le sue necessità personali, quello povero può farlo a titolo di compenso della sua attività in favore del pupillo, ma con moderazione. 14 In questo versetto viene sancito il diritto ereditario delle donne. La concezione stessa della condizione femminile relativamente alla successione è ribaltata. Da oggetto di successione, la donna diventa soggetto a pieno titolo in base alle norme che verranno precisate nel vers. della stessa sura. 15 «la Fiamma»: Sa’ìr, uno dei nomi dell’Inferno. 16 «azioni infami»: fornicazione o adulterio. 17 Questo versetto è considerato abrogato. Il vers. della sura xxIv prevede la fustigazione dei fornicatori non coniugati. 18 L’interpretazione canonica ritiene trattarsi della condanna dell’omosessualità e si basa sul fatto che viene utilizzato il duale alla forma maschile. Secondo Tabarî, invece (IV. 296ss.), é il caso di un uomo e una donna non sposati, per i quali é prevista dalla Sharî ‘à una pena molto più leggera. Secondo la tradizione che riferisce in proposito alcuni detti del Profeta (pace e benedizioni su di lui), Allah accetta il pentimento dell’uomo finché l’anima non risale alla gola per sfuggire via. Nel costume arabo preislamico la vedova faceva parte dell’eredità del defunto. L’erede ne disponeva a suo piacimento, sposandola se la voleva, maritandola ad un terzo lucrando la dote, o tenendola presso di sé in condizione di semischiavitù. Il Corano ristabilisce la piena dignità della donna e proibisce questa pratica. 19 «Non trattatele con durezza…»: nel senso di: «Non impedite loro di risposarsi». Altro uso preislamico era quello di pretendere una sorta di indennizzo in caso di un nuovo matrimonio delle mogli ripudiate. 20 «a meno che abbiano commesso…»: i giuristi hanno ritenuto che in base a questo passo sia lecitocostringere una donna al divorzio mediante compenso (khul) in caso abbia commesso una «palese infamità»: adulterio, insubordinazione, ostilità nei confronti del marito. 21 L’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Di tutte le cose lecite, la più biasimevole agli occhi di Allah è il divorzio» (Abù Dawùd XIII, 3). È in questo senso che va interpretata la parte finale di questo versetto; il divorzio va evitato con tutti i mezzi, perché, come dice un’altra tradizione «fa tremare il Trono di Allah». 22 «un qintàr…»: (da cui il termine italiano quintale) misura equivalente a circa cento libbre. 23 Agli albori dell’IsIàm il matrimonio veniva formalizzato da un solenne pubblico impegno dello sposo nei confronti della moglie. Il marito prometteva, davanti ad Allah e agli uomini, di trattare bene la moglie e di lasciarla andare con gentilezza nel caso che la convivenza matrimoniale si fosse rivelata impossibile. Questa forma di giuramento fu poi abbandonata (Tabarî IV, 310-311). 24 La legge islamica esclude la retroattività delle norme. 25 In base alla Sunna dell’Inviato (pace e benedizioni su di lui) è pure vietato sposare contemporaneamente una donna e sua zia. 26 Donne ridotte in schiavitù in quanto prigioniere di guerra. 27 Ben oltre la posizione sociale, la comune natura umana unisce tutti gli uomini in un’unica famiglia. 28 II matrimonio con una schiava è un vero matrimonio. Le legge divina esclude qualsiasi possibilità di intrattenere rapporti che non siano nel quadro matrimoniale o in quello che regola i rapporti schiava-padrone (concubinato). La prostituzione sotto qualsiasi forma è vietata e repressa. 29 Allah (gloria a Lui l’Altissimo) ha previsto, in caso di fornicazione, una diversa sanzione penale per la donna libera e per la schiava. La condizione della schiava infatti implica una debolezza sociale che può condurre alla ricerca di facili scorciatoie per ottenere vantaggi materiali. 30 Anche se permesso, il matrimonio di un uomo libero con una schiava è sconsigliato e ciò per due ordini di ragioni. In primo luogo la disparità di condizione sociale tra i coniugi è talmente radicale da rendere problematica la realizzazione di una serena armonia familiare; inoltre, considerando che la condizione dei figli deriva da quella della madre, essi nascerebbero schiavi e dovrebbero essere affrancati dal padrone della schiava, che non è necessariamente il marito. 31 II versetto ribadisce la continuità tra le leggi indicate dal Corano e quelle che furono imposte alle altre genti del Libro. 32 Secondo Tabarî (v, il versetto si riferisce al permesso di sposare le schiave. 33 Speculazioni, raggiri, truffe che possono avere anche forma legale, cadono nettamente nella proibizione chiaramente espressa in questo versetto. Nessun cavillo potrà mai giustificare agli occhi di Allah e dei credenti un’operazione che determina danno o ingiusto impedimento per una delle parti. 34 Si tratta della proibizione del suicidio, ma anche, più generalmente, dell’omicidio. L’IsIàm inoltre non ammette nessuna forma di eutanasia: la vita appartiene ad Allah, Egli è Colui Che fa vivere e Che fa morire (Al-Muhyì, Al-Mumìt). Riferirono al Profeta (pace e benedizioni su di lui) che un uomo gravemente ferito si era dato la morte per mettere fine alle sue sofferenze. Egli disse che così facendo si era dannato. Anche l’omicidio è una forma di suicidio, in quanto provoca la morte spirituale dell’assassino. 35 La giurisprudenza islamica classifica la gravità dei peccati nel seguente ordine: shirk, associare ad Allah qualcun altro o qualcosa d’altro e tributargli culto e adorazione, è l’unico peccato che Allah (gloria a Lui l’Altissimo) rifiuta di perdonare; malversazione nei confronti dei beni dell’orfano; calunnia nei confronti di una donna onesta; diserzione di fronte al nemico; ribà, cioè usura, speculazione, e baratto iniquo; apostasia; omicidio. Secondo un’altra opinione i peccati più grandi (kabà’ir) sono settanta. Al Bayhaqì ha detto che tutti i peccati nei quali l’uomo persevera sono tali, ma non lo sono quelli per i quali l’uomo chiede perdono. 36 Allah, nella Sua sublime giustizia, distribuisce agli uomini beni materiali e condizione sociale, qualità interiori e caratteristiche esteriori. Gli obblighi verso Allah di ogni individuo saranno calcolati in base a quello che ha ricevuto e pertanto invidia e gelosia, oltre ad essere veleni dell’esistenza e fattori disgreganti della persona e della società, sono del tutto ingiustificate. Allah (gloria a Lui l’Altissimo) ha stabilito una scala funzionale tra le creature che, più che essere una gerarchia in senso stretto, è finalizzata all’armonioso sviluppo della persona, della famiglia e della società. Secondo gli esegeti questo versetto scese per rispondere alle proteste di qualche femminista «ante litteram» a proposito delle disposizioni matrimoniali e testamentarie. A questo riguardo si può ricordare un episodio della vita dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui), che è illuminante in proposito. Le donne musulmane inviarono una loro delegata presso il Profeta ed essa disse: «O Inviato di Allah (pace e benedizioni su di te), noi donne siamo escluse dal jihàd per la causa di Allah e dalla possibilità di acquisirne il grande merito e questo non è giusto!». L’Inviato di Allah si congratulò per l’intelligenza della domanda e rispose: «Torna pure dalle tue compagne e di’ loro che se una donna custodisce la casa e la famiglia mentre il marito partecipa al jihàd, avrà diritto allo stesso premio che egli si sarà meritato». 37 La frase può anche essere tradotta: «A ciascuno abbiamo indicato dei prossimi cui spetta parte di quello che lasciano i genitori e i parenti stretti». 38 «coloro coi quali avete stretto un patto»: era costume arabo preislamico stringere patti di alleanza personale talmente forti da prevedere il reciproco diritto alla successione e l’obbligo di vendetta. Questo accordo veniva sancito da un giuramento solenne che diceva: «Il tuo sangue è il mio sangue, tu erediterai da me o io erediterò da te, tu mi vendicherai o io ti vendicherò». Durante il primo periodo dell’emigrazione a Medina, l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui), sollecitò patti di fratellanza tra gli Ansàr (gli ausiliari, i medinesi dei clan degli Aws e dei Khazraj) e i Muhâjirîn (i musulmani emigrati dalla Mecca) e fece sì che ogni Emigrato fosse strettamente legato a un Ausiliario e viceversa. Questo legame venne precisato dal vers. della sura vm e abrogato dall’ultimo versetto della sura. 39 «Gli uomini sono preposti alle donne»: vedi nota a II, 40 Viene ribadito l’obbligo del mantenimento della moglie da parte del marito. 41 Questo l’ideale della donna credente: «paziente e pudica». Disse il Profeta (pace e benedizioni su di lui): «La migliore delle donne è quella che si rallegra del tuo sguardo, che ti obbedisce, che custodisce la sua persona e i beni dello sposo in sua assenza». 42 Disse l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui): «… l’uomo è pastore sulla gente della propria casa e la donna è pastore della casa del marito e dei suoi figli; ognuno di voi è pastore e ad ognuno di voi sarà chiesto del suo gregge» (hadìth riferito da Ibn ‘Umar e tramandato da al-Bukhârî e Muslim; da II Giardino dei devoti, cit.). Detto questo si può ben capire perché il Corano fornisca al marito gli strumenti per fronteggiare l’insubordinazione della moglie prima di arrivare all’estremo rimedio del divorzio: rimprovero, esclusione dall’affettività e dal rapporto coniugale, punizione fisica. In proposito di quest’ultima si noti che la Sunna dell’Inviato l’ha sconsigliata con fermezza e, in caso estremo, l’ha permessa a condizione di risparmiare il volto e che i colpi vengano inferri con un fazzoletto o con il siwàk (il bastoncino che si usa per la pulizia dei denti). 43 II disaccordo familiare può erigere un muro di incomunicabilità tra i coniugi rendendo impossibile la ricerca di una soluzione atta ad impedire la conclusione del rapporto matrimoniale. Per questo motivo è bene estrarre il contenzioso dalla coppia stessa e sottoporlo ad arbitri che, pur non essendo neutrali, possano avere maggior serenità di giudizio. Se nei coniugi esiste la volontà di riconciliazione, Allah (gloria a Lui l’Altissimo) li aiuterà a ritrovare l’armonia. 44 «i vicini vostri parenti»: potrebbero anche essere i musulmani; «e coloro che vi sono estranei»: i cristiani e gli ebrei; «il compagno che vi sta accanto»: potrebbe essere il prossimo in generale, o il coniuge o il compagno di viaggio, ecc. 45 «compagno»: «qarìn» (lett.: accoppiato) che ritroviamo in xxxvii, xliii, e Le Si tratta di qualcuno che è inseparabilmente legato ad un altro, e può trattarsi di un uomo, di un jinn o di un angelo. 46 «un testimone»: con il senso di «un profeta». 47 «ti chiameremo»: o Muhammad. 48 Con questo versetto si ha la fase intermedia della proibizione del consumo di bevande alcoliche nell’IsIàm. La prima fase (disapprovazione) avvenne in ii, (vedi anche la nota), l’ultima (divieto assoluto) con i verss. 90-della sura v. «impurità»: lo stato di janaba («junub»), consiste neH’impurità rituale conseguente al rapporto sessuale, all’emissione di seme (o liquido prostatico) e alla mestruazione o lochiazione nella donna. È lo stato di impurità maggiore che viene rimosso mediante il «ghusl», la lavanda completa di tutto il corpo. Questa condizione, oltre ad impedire l’assolvimento della preghiera, non permette il contatto con una copia del Corano, e il trattenersi nella moschea. L’impurità minore è conseguenza di una qualsiasi emissione di orina, feci, aria intestinale, del sonno profondo, della perdita di conoscenza e di tutti quegli stati che non permettono il controllo degli sfinteri (crisi epilettiche, accessi di follia, febbri ecc.). Per rimuovere questa impurità è necessario l’«udù», l’abluzione che consiste nel lavare le mani, sciacquare la bocca e il naso, lavare il viso, gli avambracci, passare le mani bagnate sulla testa e sui capelli, nettare le orecchie e lavare i piedi. 49 «la “lustrazione pulverale”»: «tayammum» è permessa in mancanza di acqua o nel caso in cui sia sconsigliato servirsene per motivi di salute o impurità dell’acqua. Consiste nel battere le mani sulla terra (roccia, sabbia ecc.) scuoterle e passarle sul viso e sulle braccia. 50 Vedi nota a II, 51 «Credono molto debolmente»: si potrebbe anche intendere: «solo pochi crederanno». 52 Vedi nota a II, 53 Lo «shirk» (il politeismo, l’associare ad Allah qualcosa o qualcuno) è il peccato più grave e l’unico ad essere assolutamente imperdonabile, ma il concetto di «shirk» è ben più esteso (specie ai tempi nostri). Allah, Unico e Supremo, è il Solo cui spetta culto e adorazione. Il pensiero di Lui deve sovrastare qualsiasi altro pensiero. Quando vediamo fenomeni come il divismo nel cinema, nella musica o nello sport non ci sembra azzardato paragonarli a momenti di «shirk». Lo «shirk» è in agguato sulla nostra strada e a questo proposito sarà bene ricordare un’invocazione che ha il potere di richiedere una speciale protezione contro questo peccato: «In Nome di Allah e in compagnia del Suo Nome niente può nuocere, né sulla terra né in cielo. Egli è Colui Che tutto ode, Che tutto conosce. O Allah! Ci rifugiamo in Te contro tutto lo shirk che facciamo consapevolmente e imploriamo il Tuo perdono per tutto quello che ignoriamo dello shirk. O Allah! Tu sei il mio Signore, non c’è altro dio all’infuori di Te! Sei Tu che mi hai creato e io sono il Tuo servo. Mi sottometto a Te con il massimo delle mie capacità e mi rifugio in Te dal male che ho commesso; mi presento a Te con tutto il bene che Tu mi hai concesso e con i miei peccati. Perdonami, perché solo Tu puoi assolvere i peccati». 54 Nessun uomo è puro di per sé, la purezza viene da Allah e tutta la vita di colui che brama il suo Signore passa attraverso una serie di stati successivi di purificazione. 55 «una pellicola di dattero»: il termine arabo è «fatîl» e indica quella pellicola che ricopre la fenditura del seme di dattero. Indica qualcosa di minimo e insignificante. 56 I verss. 50-si riferiscono ad un episodio che avvenne nel secondo anno dall’Egira e che ebbe come protagonisti gli ebrei del clan dei Bani Nadir. 57 «prestar fede agli spiriti impuri e agli idoli»: nel testo «Jibt e Tâghût», i commentatori classici affermano che entrambi questi termini si riferiscono a dèmoni alleati degli indovini e dei maghi (Tabarî v, 131-132). Per il loro significato generale vedi nota a II , 58 I Bani Nadir vivevano a Medina, e avevano inviato una delegazione dei loro a Mecca per stringere, con i politeisti, un’alleanza antislamica. I Quraysh li interpellarono a proposito della religione predicata da Muhammad ed essi, per ingraziarseli, ebbero la sfrontatezza di rispondere con l’espressione che viene riferita nella parte finale del versetto. 59 La scienza ha stabilito che i terminali nervosi del dolore si trovano nell’epidermide e, pertanto, l’avvertimento che Allah (gloria a Lui l’Altissimo) dà ai miscredenti è estremamente preciso e ciò anche alla luce delle più recenti scoperte mediche. 60 Tutta la scienza appartiene ad Allah e a Lui solo. Con il Santo Corano Egli ha rivelato la Sua legge al Suo Messaggero e ne ha fatto l’interprete più autentico e il migliore dei giudici terreni. Corano e Sunna dell’Inviato (pace e benedizioni su di lui) sono pertanto i fondamenti del diritto islamico e dell’autorità terrena e coloro che a essi si riferiscono devono essere obbediti. 61 Riferisce Tabarî (v, ss.) che il versetto allude al caso di alcuni ebrei di recente conversione all’IsIàm che sottoposero un loro contenzioso a una sorta di sacerdote indovino, tale Abù Barza, piuttosto che rivolgersi all’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui): vedi nota al vers. In senso generale il versetto proibisce ai musulmani di ricorrere in giudizio contro i loro fratelli presso tribunali non islamici. 62 Allah è al-Tawwàb, Colui Che accetta il pentimento. Quando l’uomo Gli si rivolge con l’animo penitente e con la sincera intenzione di non peccare più e di riparare il male compiuto, Allah concede il Suo perdono, senza altri riti ed escludendo qualsiasi forma di confessione sacramentale, riservata o pubblica. 63 «Basta Allah ad essere onnisciente» in modo tale da riconoscere chi tra gli uomini merita la Sua grazia (Ibn Kathìr I, 524). 64 I musulmani che erano rimasti alla Mecca soffrivano le persecuzioni dei Quraysh mentre alcuni di quelli che erano già emigrati a Medina cercavano pretesti per non combattere per liberarli (vedi vers. e la nota). 65 «Abbassate le mani»: nel senso di «non combattete». 66 «eseguite l’orazione e pagate la decima»: vedi Appendici e 67 Quando il Profeta si trovava ancora alla Mecca, alcuni dei primi musulmani volevano impugnare le armi per difendersi dalle persecuzioni dei politeisti. In quel tempo l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) invitava alla calma, alla pratica religiosa, alla carità. Dopo l’Egira, quando era necessario prepararsi alla lotta, molti degli stessi che avevano smaniato per combattere si lamentavano e temevano per la loro vita. 68 Non c’è alcun danno per il credente che combatte per la causa di Allah. Ben poca cosa è la vita terrena di fronte ai beni dell’altra vita e Allah gli riconoscerà tutti i suoi meriti. 69 Ipocriti ed ebrei non cessavano di accusare il Profeta (pace e benedizioni su di lui) per tutti i mali che affliggevano la società medinese. Scarsità di raccolti e aumento del costo della vita erano tra i loro argomenti preferiti nel tentativo di minare la fiducia e le aspettative della gente. 70 Allah (gloria a Lui l’Altissimo) ha disposto la natura e la storia finalizzandola al bene di chi rispetta le Sue leggi. Questo bene si può realizzare in questa vita e nell’altra o solo in quest’ultima, ciò dipende dalla Sua sovrana imperscrutabile volontà. Tutto il male che la creatura soffre in questa vita dipende solo dal fatto che essa stessa o altre creature disobbediscono alla Volontà del Creatore. La miseria vissuta da molti uomini è lo specchio tragico dell’opulenza e dell’avidità di altri uomini. La violenza subita dagli innocenti è sempre conseguenza della prevaricazione e della brutalità dei colpevoli. Ciononostante, poiché nulla sfugge alla volontà divina, anche il male proviene da quella, ed ha la funzione di mettere alla prova la fede e la costanza di coloro che tendono al bene. 71 II versetto stigmatizza il comportamento di coloro che non sanno controllare la loro lingua e sono sempre tesi ad acquisire e propagare ogni genere di informazioni. Questo modo di fare può avere gravi conseguenze sulla sicurezza collettiva e sull’armonia di una comunità. Quando l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) decise di preparare l’operazione che avrebbe condotto alla conquista della Mecca, utilizzò molte astute tecniche di «depistaggio» per evitare i danni che avrebbero potuto derivare da una prematura propagazione delle sue intenzioni. 72 L’IsIàm istituì una forma di saluto dolcissima e completa: «As-salàmu ‘alaykum (la pace sia su di voi). Questa formula è immutabile, indipendentemente dal numero o dal rango delle persone cui viene rivolta. Il Corano prescrive una risposta, se possibile migliore, per cui la risposta è: «wa ‘alaykumu ’s-salàm wa rahmatu İlâhi wa barakâtuhu» (su di voi la pace e la misericordia di Allah e le Sue benedizioni). Ci sono regole precise nel saluto: chi entra saluta chi è già dentro, chi passa saluta chi è seduto, chi è a cavallo (o in auto) saluta chi è a piedi, il gruppo meno numeroso deve salutare per primo quello più numeroso, il più giovane saluta il più vecchio e comunque chi saluta per primo ha il merito maggiore. Non si deve inoltre dimenticare che in tal modo il saluto diventa una forma di «dhikr»: (ricordo) di Allah: as-Salàm è uno dei novantanove bellissimi Nomi di Allah. 73 Alla vigilia della battaglia di Uhud, gli ipocriti medinesi, capitanati da Abdallàh Ibn Ubayy, si ritirarono dall’armata musulmana e ciò provocò disagio e disorientamento tra i credenti. Dopo la battaglia una parte dei musulmani avrebbero voluto punire duramente gli ipocriti, altri invece tendevano a giustificarli (vedi nota a III, e 167). 74 «Allah non vi concede nulla contro di loro»: lett. Allah non vi ha dato nessuna strada contro di loro. 75 Alcuni clan beduini, che per i loro traffici avevano la consuetudine di recarsi a Medina, si erano «convertiti» all’Islàm solo per salvaguardare e incrementare i loro commerci. Appena ritornavano nelle loro zone di influenza ridiventavano pagani e non perdevano occasione di combattere contro i musulmani. Allah (gloria a Lui l’Altissimo) smaschera la loro menzogna e invita i credenti a porre loro un ultimatum: se non cesseranno di comportarsi in tal modo, saranno considerati nemici a tutti gli effetti e combattutiduramente. 76 «a chi vi rivolge il saluto…»: abbiamo visto nella nota al vers. che il saluto islamico è un augurio di pace, per cui rifiutarlo significa non attribuire a chi lo ha pronunciato il diritto della salvaguardia della persona e dei beni che la Legge garantisce ai credenti. Avvenne che uno dei compagni del Profeta (pace e benedizioni su di lui) per foga guerriera e desiderio di bottino, uccise un uomo che trovandosi a mala parata nel combattimento pronunciò la professione di fede islamica (là ilâha illa Llah Muhammadun rasùlu LI âh: non c’è altro dio all’infuori di Allah e Muhammad è l’Inviato di Allah). Il musulmano si giustificò dicendo che l’altro aveva attestato la fede solo per salvare la vita. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) lo redarguì severamente e disse che solo Allah conosce quello che c’è nel cuore degli uomini e i credenti devono accontentarsi del comportamento esteriore e agire di conseguenza. 77 In particolare il versetto si riferisce a quei musulmani che non ebbero il coraggio di seguire l’Egira dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) e che furono uccisi tra le file dei politeisti nella battaglia di Badr (Tabarì v, 234). La portata generale del brano riguarda invece tutti coloro i quali giustificano con la loro debolezza il fatto di aver subito qualcosa che il loro animo e le loro convinzioni rifiutavano profondamente. Il musulmano non può sottostare ad un governo che impedisce di condurre un’esistenza islamica, non può sopravvivere con un’occupazione in contrasto con le leggi di Allah, non deve accettare senza reagire la corruzione e lo scandalo se ha la possibilità di sfuggire anche «geograficamente» a tutto ciò; in caso contrario la sua debolezza non gli servirà da scusante di fronte ad Allah. 78 II termine che traduciamo con oppressi è «mustad ‘afûn» e designa anche coloro che, per via delle condizioni prevalenti del loro ambiente, non hanno avuto modo di ascoltare la corretta esposizione della dottrina islamica e che, per ignoranza, hanno pedissequamente accolto le menzogne contro l’IsIàm diffuse dagli oppressori (mustakbirun). 79 L’interpretazione estensiva di questo versetto ha ispirato la norma giuridica che permette a chi si trova in viaggio l’abbreviamento delle orazioni del mezzogiorno, del pomeriggio e della notte dimezzandole (vedi Appendice 2). 80 «Quando sei tra loro»: (o Muhammad). 81 Con questo versetto viene istituita la «preghiera del timore». La si può e la si devo fare quando la mancanza di un presidio all’erta potrebbe compromettere la sicurezza dei credenti o anche solo la loro concentrazione nel rito. È altresì evidente che nessuna situazione, neppure il caso di estremo pericolo, giustifica l’omissione dell’orazione. 82 A proposito dei tempi dell’orazione, vedi Appendice 83 L’esegesi classica (Tabarî v, ss.) riferisce che il versetto, e i successivi fino al sono relativi al caso di un certo Ibn Ubayrik. Accusato di furto fu difeso dall’Inviato di Allah che era stato convinto dall’intercessione della di lui famiglia ad incolpare un ebreo. La Rivelazione scagionò l’ebreo, Ibn Ubayrik rinnegò la fede e fuggì alla Mecca dove continuò la sua carriera di malfattore finché non fu lapidato. 84 Accusandoti di ingiustizia per aver incolpato un innocente (vedi sopra nota al vers. 105). 85 II versetto condanna esplicitamente l’operato di quanti creano gruppi settari o coniano dottrine discordi da quelle ammesse dalla generalità dei credenti. E questa la ragione per cui coloro che intendono preservare la loro adesione all’insegnamento del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ed al sentiero dei credenti definiscono se stessi «gente della Sunna e del consenso» (Ahi al-sunna wa al-jama’). 86 I politeisti invocavano gli angeli come «figlie di Allah»; quasi tutte le «divinità» del Pantheon arabo preislamico erano femmine: al-llât, al-‘Uzza, Manât, Isàf ecc. 87 «Certamente mi prenderò…»: sono le parole che pronunciò Satana quando fu scacciato dal cielo. Un famoso hadith ci dice che l’Inferno reclamerà uomini su mille e pertanto possiamo misurare la pregnanza della minaccia diabolica. 88 II versetto accenna ad alcune pratiche della superstizione preislamica. Alcuni capi di bestiame venivano contrassegnati tagliando loro le orecchie per renderli tabù. Non venivano più sottoposti al lavoro e le loro carni non potevano essere consumate. In base a questo versetto la legge islamica proibisce il tatuaggio, la depilazione completa delle sopracciglia, la chirurgia estetica non necessaria e qualsiasi altra immotivata forma di modificazione della natura umana (vedi anche v, e vI, 138-139). 89 Secondo Tabarî (V, ss.) il versetto si riferirebbe ad una contro versia che oppose, a Medina, musulmani, ebrei e cristiani a proposito della superiorità delle loro rispettive religioni. 90 La discriminante per la salvezza non sarà certo il reclamarsi appartenenti ad una certa religione, razza o clan, e chi avrà agito male ne pagherà tutte le conse guenze. Nel successivo vers. il Corano definisce chiaramente chi sono coloro che appartengono alla migliore delle delle religioni:i sottomessi ad Allah (i musulmani) che compiono il bene e sono puntuali nella pratica del culto. 91 Il versetto stigmatizza un uso della società preislamica che consentiva, a tutori disonesti e interessati, la totale libertà di azione nei confronti delle persone e dei beni dei minori e delle donne che erano loro affidati. Essi sposavano le orfane per impadronirsi dei loro averi o impedivano i matrimoni per usufruirne ingiustamente. L’Islàm, religione di giustizia, stabilisce il diritto della donna ai suoi propri beni, a disporre liberamente del dono nuziale, ad accettare o rifiutare proposte matrimoniali. 92 Ci possono essere molte e diverse situazioni in cui diventa difficile la prosecuzione di un normale rapporto coniugale. In questo versetto il soggetto agente è la donna che soffre l’indifferenza o peggio l’avversione del marito. Potrebbe essere una contingenza temporanea o potrebbe riguardare solo una parte del complesso rapporto matrimoniale e, in tal caso, i coniugi si possono accordare per una sospensione della convivenza o del rapporto sessuale, o per la rinuncia, da parte della moglie, a parte di quanto le spetta in termini economici o logistici. Se la moglie dovesse invece ritenere che il rapporto matrimoniale le è diventato del tutto insopportabile, può chiedere e ottenere il divorzio in cambio di un «riscatto» da offrire al marito (vedi il, e la nota). In ogni caso «L’accordo è la soluzione migliore». Il versetto si conclude con un’ammonizione ad evitare l’avidità: quella del marito che pretende un riscatto troppo alto, quella della moglie che vorrebbe versarne uno minimo. Di fronte ai contenziosi economici che arricchiscono gli avvocati di mezzo mondo l’unica soluzione è sempre quella che il Corano pone come limite ai guasti provocati dalla natura umana: la «taqwà», il timor di Allah (vedi nota a II, 93 A ogni modo il divorzio, per quanto spiacevole e sconsigliato, fa parte delle cose del mondo terreno e non deve essere vissuto come una tragedia capace di travolgere l’equilibrio personale e familiare. Se tutto quanto si è svolto nel quadro di quel «timor di Allah» di cui accennano i verss. e (vedi anche la nota) Allah, nella Sua Immensa ricchezza, promette ai coniugi abbondanza e serenità. 94 «Se vi destreggerete o vi disinteresserete»: «se sarete tortuosi, equivoci, se renderete falsa testimonianza, se rifiuterete di testim oniare». 95 II Santo Corano descrive la condizione degli opportunisti. 96 Come il Paradiso, anche l’Inferno è organizzato in livelli: quello più profondo è riservato agli ipocriti. 97 Allah non ama che venga divulgato il male di cui si sia venuti a conoscenza;chi ne è stato vittima ha però il diritto di denunciarlo. Un altro significato ammesso (Tabarî VI, l): Allah non ama la meledizione; chi è stato ingiustamente maledetto ha però il diritto di difendersi. 98 «Coloro che… vogliono seguire una via intermedia»:certamente il versetto si riferisce agli ebrei che accettavano solo i profeti della progenie di Isacco. 99 L’IsIàm impone ai suoi fedeli la fede in tutta la tradizione profetica, da Adamo fino a Muhammad (pace e benedizioni su tutti loro). Il fatto che la missione di molti di loro fu circoscritta ad un tempo particolare e ad un particolare popolo non li sminuisce affatto, anzi, nella lunga teoria dei Profeti il credente comprende l’esplicitazione del disegno divino sul mondo tesa a preparare l’avvento di Muhammad, Sigillo della Profezia (pace e benedizioni su di lui). 100 «I nostri cuori sono incirconcisi»: vedi nota ii, 101 Gli ebrei non credono al miracolo della nascita di Gesù e infangano il nome di Maria (pace su di lei). 102 «ma così parve loro»; «shubbiha lahum»; qualche volta questa espressione è stata tradotta con: «gli è stato sostituito un sosia». Ma la forma coranica non permette questa precisione. 103 Gesù non è morto per mano degli uomini, la sua crocifissione non fu che un’illusione voluta da Allah che ha innalzato Gesù fino a Lui (vedi versetto successivo). 104 L’escatologia islamica e l’esegesi (Tabari VI, e ss.) descrivono lo svolgersi dei «tempi ultimi», in cui Gesù (pace su di lui) ritornerà sulla terra scendendo a Damasco; ucciderà l’Anticristo e rimarrà per sette anni (o quarantanni), durante i quali l’IsIàm trionferà e anche gli israeliti e i cristiani riconosceranno la sua vera natura e crederanno nella sua missione profetica. Un’altra interpretazione afferma che il versetto indica lo schiudersi della verità che avviene in punto di morte. In tal caso gli ebrei si renderanno conto delle menzogne che proferivano contro Gesù e sua madre (pace su entrambi) e i cristiani del fatto che egli era un servo e un messaggero di Allah e non «Suo figlio». 105 Vedi nota a iii, 106 II Deuteronomio xxiii, recita: «Non esigere nessun interesse dal tuo fratello, né per danaro né per viveri, né per qualunque altra cosa si presti ad interesse». La proibizione dell’usura che il Corano ha confermato con forza è nettissima ed altrettanto netta è l’interpolazione del versetto successivo che prescrive l’interesse nei confronti dello «straniero» e auspica la benedizione divina «in tutto quello a cui porrai mano, nel paese in cui stai per entrare a prenderne possesso». La tradizione islamica, che conferma quella precedente, ci parla di centoventiquat- tromila profeti e trecentotredici messaggeri (latori di una Scrittura). Queste cifre non devono sembrare esagerate in quanto Allah (gloria a Lui l’Altissimo) afferma nel Corano che: «Ogni comunità ha un messaggero» (x, 47). 107 La Rivelazione ai profeti avviene solitamente per il tramite di un angelo; sul monte Sinai Allah (gloria a Lui l’Altissimo) si rivolse a Mosè direttamente. 108 «davanti ad Allah»: lett. «contro Allah». Il rapporto tra la creatura e il Suo Creatore non è certo di tipo dialettico dibattimentale e la traduzione letterale avrebbe dato questo genere di impressione. Il versetto ribadisce la Volontà di Allah tesa ad informare gli uomini a proposito della Sua realtà e delle Sue leggi, in modo tale che, nel Giorno del Giudizio, essi non possano più avere scuse davanti a Lui. 109 Con questa solenne testimonianza divina vengono rafforzati e avvalorati i versetti precedenti che ribadiscono la veridicità della missione profetica di Muhammad (pace e benedizioni su di lui) e il suo porsi nello stesso solco della tradizione che il vers. fa iniziare da Noè. 110 Dopo aver rimproverato agli ebrei le menzogne su Maria, il rifiuto di Gesù e la loro volontà di ucciderlo, il Corano invita i cristiani a non eccedere nell’altro senso e attribuirgli caratteristiche che sono di Allah e di Lui solo. 111 Vedi v, e la nota. 112 «più ravvicinati»: «muqarrabùn», cioè, letteralmente, «resi prossimi». 113 «una prova… una Luce chiarissima»: il Corano. 114 «al maschio la parte di due femmine»: questa disposizione potrebbe sembrare inficiata di parzialità ma non è così. Esaminiamone le ragioni: a) la femmina viene mantenuta dal padre, dal fratello e poi da suo marito, figlio ecc. per tutto quello che riguarda alloggio, cibo e vestiario; b) al matrimonio riceve la dote o il doario sul quale né il marito né il padre o gli altri parenti hanno alcun diritto; c) nei confronti degli uomini non ha nessun obbligo, nemmeno quello di allattare il suo neonato (in tal caso il padre deve trovare e pagare una balia). Nonostante tutto ciò essa eredita dal padre, dal marito, dai figli e da altri parenti.
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القول في تأويل قوله : يَسْتَفْتُونَكَ قُلِ اللَّهُ يُفْتِيكُمْ فِي الْكَلالَةِ إِنِ امْرُؤٌ هَلَكَ لَيْسَ لَهُ وَلَدٌ وَلَهُ أُخْتٌ فَلَهَا نِصْفُ مَا تَرَكَ

يعني تعالى ذكره بقوله: " يستفتونك "، يسألونك، يا محمد، أن تفتيهم في الكلالة. (1)

* * *

وقد بينا معنى: " الكلالة " فيما مضى بالشواهد الدالة على صحته، وقد ذكرنا اختلاف المختلفين فيه، فأغنى ذلك عن إعادته، وبيّنا أن " الكلالة " عندنا: ما عدا الولد والوالد. (2)

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=" إن امرؤ هلك ليس له ولد وله أخت فلها نصف ما ترك "، يعني بقوله: " إن امرؤ هلك "، إن إنسان من الناس مات، (3) كما:-

10864- حدثنا محمد بن الحسين قال، حدثنا أحمد بن مفضل قال، حدثنا أسباط، عن السدي: " إن امرؤ هلك "، يقول: مات.

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=" ليس له ولد " ذكر ولا أنثى=" وله أخت "، يعني: وللميت أخت لأبيه وأمه، أو لأبيه=" فلها نصف ما ترك "، يقول: فلأخته التي تركها بعده بالصفة التي وَصَفنا، نصف تركته ميراثًا عنه، دون سائر عصبته. وما بقي فلعصبته.

* * *

وذكر أن أصحاب رسول الله صلى الله عليه وسلم هَّمهم شأن الكلالة، فأنـزل الله تبارك وتعالى فيها هذه الآية.

*ذكر من قال ذلك:

10865- حدثنا بشر بن معاذ قال، حدثنا يزيد قال، حدثنا سعيد، عن قتادة: " يستفتونك قل الله يفتيكم في الكلالة "، فسألوا عنها نبيَّ الله، فأنـزل الله في ذلك القرآن: " إِنِ امْرُؤٌ هَلَكَ لَيْسَ لَهُ وَلَدٌ"، فقرأ حتى بلغ: وَاللَّهُ بِكُلِّ شَيْءٍ عَلِيمٌ . قال: وذكر لنا أنّ أبا بكر الصديق رضي الله عنه قال في خطبته: ألا إنّ الآية التي أنـزل الله في أول " سورة النساء " في شأن الفرائض، أنـزلها الله في الولد والوالد. والآية الثانية أنـزلها في الزوج والزوجة والإخوة من الأم. والآية التي ختم بها " سورة النساء "، أنـزلها في الإخوة والأخوات من الأب والأم. والآية التي ختم بها " سورة الأنفال "، أنـزلها في أولي الأرحام، بعضهم أولى ببعض في كتاب الله مما جرَّت الرحِم من العَصَبة. (4)

10866- حدثنا ابن وكيع قال، حدثنا جرير، عن الشيباني، عن عمرو بن مرة، عن سعيد بن المسيب قال: سأل عمر بن الخطاب النبيَّ صلى الله عليه وسلم عن الكلالة، فقال: أليس قد بيَّن الله ذلك؟ قال: فنـزلت: " يستفتونك قل الله يفتيكم في الكلالة ". (5)

10867- حدثنا مؤمل بن هشام أبو هشام قال، حدثنا إسماعيل بن إبراهيم، عن هشام الدستوائي قال، حدثنا أبو الزبير، عن جابر بن عبد الله قال: اشتكيت وعندي تسع أخوات لي= أو: سبْع، أنا أشكّ (6) = فدخل عليّ النبيّ صلى الله عليه وسلم فنفخ في وجهي، فأفقت وقلت: يا رسول الله، ألا أوصي لأخواتي بالثلثين؟ (7) قال: أحسن! قلت: الشطر؟ قال: أحسن! ثم خرج وتركني، ثم رجع إليّ فقال: &; 9-432 &; يا جابر، إنِّي لا أُرَاك ميتًا من وجعك هذا، (8) وإن الله قد أنـزل في الذي لأخواتك فجعل لهن الثلثين. قال: فكان جابر يقول: أنـزلت هذه الآية فيّ: " يستفتونك قل الله يفتيكم في الكلالة ". (9)

10868- حدثنا محمد بن المثنى قال، حدثنا ابن أبي عدي، عن هشام= يعني الدستوائي= عن أبي الزبير، عن جابر، عن النبي صلى الله عليه وسلم مثله. (10)

10869- حدثني المثنى قال، حدثنا سفيان بن عيينة، عن ابن المنكدر، عن جابر بن عبد الله قال: مرضت، فأتاني النبي صلى الله عليه وسلم يعودُني هو وأبو بكر وهما ماشيان، فوجدوني قد أغمي عليّ، (11) فتوضأ رسول الله صلى الله عليه وسلم، ثم صبَّ عليّ من وَضوئه، فأفقت فقلت: يا رسول الله، كيف أقضي في مالي= أو: كيف أصنع في مالي؟ وكان له تسع أخوات، ولم يكن له والد ولا ولد.

قال: فلم يجبني شيئًا حتى نـزلت آية الميراث: " يستفتونك قل الله يفتيكم في الكلالة " إلى آخر السورة= قال ابن المنكدر: قال جابر: إنما أنـزلت هذه الآية فيّ. (12)

* * *

وكان بعض أصحاب رسول الله صلى الله عليه وسلم يقول: إن هذه الآية هي آخر آية نـزلت من القرآن.

*ذكر من قال ذلك:

10870- حدثنا ابن حميد قال، حدثنا يحيى بن واضح قال، حدثنا الحسين بن واقد، عن أبي إسحاق، عن البراء بن عازب قال: سمعته يقول: إن آخر آية نـزلت من القرآن: " يستفتونك قل الله يفتيكم في الكلالة ". (13)

10871- حدثنا ابن وكيع قال، حدثنا أبي، عن ابن أبي خالد، عن أبي إسحاق، عن البراء قال: آخر آية نـزلت من القرآن: " يستفتونك قل الله يفتيكم في الكلالة ". (14)

10872- حدثنا محمد بن خلف قال، حدثنا عبد الصمد بن النعمان قال، حدثنا مالك بن مغول، عن أبي السفر، عن البراء قال: آخر آية نـزلت من القرآن: " يستفتونك قل الله يفتيكم في الكلالة ". (15)

10873- حدثنا هارون بن إسحاق الهمداني قال، حدثنا مصعب بن المقدام قال، حدثنا إسرائيل، عن أبي إسحاق، عن البراء قال: آخر سورة نـزلت كاملة " براءة "، وآخر آية، نـزلت خاتمة " سورة النساء ": " يستفتونك قل الله يفتيكم في الكلالة ". (16)

* * *

واختلف في المكان الذي نـزلت فيه الآية.

فقال جابر بن عبد الله: نـزلت في المدينة. وقد ذكرت الرواية بذلك عنه فيما مضى، بعضها في أول السورة عند فاتحة آية المواريث، وبعضها في مبتدإ الأخبار عن السبب الذي نـزلت فيه هذه الآية. (17)

* * *

وقال آخرون: بل أنـزلت في مسيرٍ كان فيه رسول الله صلى الله عليه وسلم وأصحابه.

*ذكر من قال ذلك:

10874- حدثنا ابن وكيع قال، حدثنا محمد بن حميد، عن معمر، عن أيوب، عن ابن سيرين قال: نـزلت: " يستفتونك قل الله يفتيكم في الكلالة "، والنبيّ في مسير له، وإلى جنبه حذيفة بن اليمان، فبلَّغها النبي صلى الله عليه وسلم حُذيفة، وبلّغها حذيفة عمر بن الخطاب وهو يسير خلفه. فلما استُخلف عمر سأل عنها حذيفة، ورجا أن يكون عنده تفسيرها، فقال له حذيفة: والله إنك لعاجز إن ظننت أن إمارتك تحملني أن أحدِّثك فيها بما لم أحدِّثك يومئذ! فقال عمر: لم أرِد هذا، رحمك الله!

10875- حدثنا الحسن بن يحيى قال، أخبرنا عبد الرزاق قال، أخبرنا معمر، عن أيوب، عن ابن سيرين بنحوه= إلا أنه قال في حديثه: فقال له حذيفة: والله إنك لأحمق إن ظننتَ.

10876- حدثني يعقوب بن إبراهيم قال، حدثنا ابن علية قال، حدثنا ابن عون، عن محمد بن سيرين قال: كانوا في مسير، ورأسُ راحلة حذيفة عند رِدْف راحلة رسول الله صلى الله عليه وسلم (18) ورأس راحلة عمر عند رِدْف راحلة حذيفة. قال: ونـزلت: " يستفتونك قل الله يفتيكم في الكلالة "، فلقَّاها رسول الله صلى الله عليه وسلم حذيفة، فلقّاها حذيفة عمر. فلما كان بعد ذلك، سأل عمرُ عنها حذيفةَ فقال: والله إنك لأحمق إن كنت ظننت أنه لقّانيها رسول الله فلقَّيْتُكها كما لقَّانيها، (19) والله لا أزيدك عليها شيئًا أبدًا! قال: وكان عمر يقول: اللهم مَن كنتَ بيّنتها له، (20) فإنها لم تُبَيَّن لي. (21)

* * *

واختلف عن عمر في الكلالة، فروي عنه أنه قال فيها عند وفاته: " هو من لا ولد له ولا والد ". وقد ذكرنا الرواية عنه بذلك فيما مضى في أول هذه السورة في آية الميراث. (22)

* * *

وروي عنه أنه قال قبل وفاته: هو ما خلا الأب. (23)

*ذكر من قال ذلك:

10877- حدثنا الحسن بن عرفة قال، حدثنا شبابة قال، حدثنا شعبة، عن قتادة، عن سالم بن أبي الجعد، عن معدان بن أبي طلحة اليعمري قال، قال عمر بن الخطاب: ما أغلظ لي رسول الله صلى الله عليه وسلم= أو: ما نازعتُ رسول الله صلى الله عليه وسلم في شيء ما نازعته في آية الكلالة، حتى ضرب صَدري وقال: يكفيك منها آية الصيف التي أنـزلت في آخر " سورة النساء ": (24) " يستفتونك قل الله يفتيكم في الكلالة "، وسأقضي فيها بقضاء يعلمه من يقرأ ومن لا يقرأ، هو ما خلا الأب= كذا أحسب قال ابن عرفة= قال شبابة: الشك من شعبة. (25)

* * *

وروي عنه أنه قال: " إني لأستحيي أن أخالف فيه أبا بكر "، وكان أبو بكر يقول: " هو ما خلا الولد والوالد ". وقد ذكرنا الرواية بذلك عنه فيما مضى في أول السورة (26)

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وروي عنه أنه قال عند وفاته: " قد كنت كتبت في الكلالة كتابًا، وكنت أستخير الله فيه، وقد رأيت أن أترككم على ما كنتم عليه "، وأنه كان يتمنى في حياته أن يكون له بها علم.

*ذكر من قال ذلك:

10878- حدثنا ابن وكيع قال، حدثنا محمد بن حميد المعمري، عن معمر، عن الزهري، عن سعيد بن المسيب: أن عمر بن الخطاب كتب في الجدّ والكلالة كتابًا، فمكث يستخير الله فيه يقول: " اللهم إن علمت فيه خيرًا فأمضه "، حتى إذا طُعِن، دعا بكتاب فَمُحي، (27) فلم يدر أحدٌ ما كتب فيه، فقال: " إني كنت كتبت في الجدّ والكلالة كتابًا، وكنت أستخير الله فيه، فرأيت أن أترككم على ما كنتم عليه ". (28)

10879- حدثنا الحسن بن يحيى قال، أخبرنا عبد الرزاق قال، أخبرنا معمر، عن الزهري، عن سعيد بن المسيب، عن عمر، بنحوه. (29)

10880- حدثنا ابن وكيع قال، حدثنا أبي، عن سفيان قال، حدثنا عمرو بن مرة، عن مرة الهمداني قال، قال عمر: ثلاث لأن يكون النبي صلى الله عليه وسلم بيَّنهن لنا، أحبُّ إليّ من الدنيا وما فيها: الكلالة، والخلافة، وأبواب الربا. (30)

10881- حدثنا أبو كريب قال، حدثنا عثام قال، حدثنا الأعمش قال: سمعتهم يذكرون، ولا أرى إبراهيم إلا فيهم، عن عمر قال: لأن أكون أعلم الكلالة، أحبُّ إليّ من أن يكون لي مثل جزية قصور الروم. (31)

10882- حدثنا أبو كريب قال، حدثنا عثام قال، حدثنا الأعمش، عن قيس بن مسلم، عن طارق بن شهاب قال: أخذ عمر كتِفًا وجمع أصحاب محمد صلى الله عليه وسلم، ثم قال: لأقضين في الكلالة قضاءً تحدَّثُ به النساء في خدورهن! فخرجت حينئذ حيَّة من البيت، فتفرَّقوا، فقال: لو أراد الله أن يتم هذا الأمر لأتمَّه. (32)

10883- حدثني يعقوب بن إبراهيم قال، حدثنا ابن علية قال، حدثنا أبو حيان قال، حدثني الشعبي، عن ابن عمر قال: سمعت عمر بن الخطاب يخطب على منبر المدينة، فقال: أيها الناس، ثلاثٌ ودِدت أن رسول الله صلى الله عليه وسلم لم يفارِقنا حتى يعهد إلينا فيهن عهدًا يُنتهى إليه: الجدّ، والكلالة، وأبواب الربا. (33)

10884- حدثني يعقوب قال، حدثنا ابن علية، عن سعيد بن أبي عروبة، عن قتادة، عن سالم بن أبي الجعد، عن معدان بن أبي طلحة: أن عمر بن الخطاب قال: ما سألت رسول الله صلى الله عليه وسلم عن شيء أكثر مما سألت عن الكلالة، حتى طَعَن بإصبعه في صدري وقال: تكفيك آية الصيف التي في آخر " سورة النساء ". (34)

10885- حدثنا إبراهيم بن سعيد الجوهري قال، حدثنا عبد الله بن بكر السهمي، عن سعيد، عن قتادة، عن سالم بن أبي الجعد، عن معدان، عن عمر قال: لن أدع شيئًا أهمَّ عندي من أمر الكلالة، فما أغلظ لي رسول الله صلى الله عليه وسلم في شيء ما أغلظ لي فيها، حتى طعن بإصبعه في صدري= أو قال: في جنبي= فقال: تكفيك الآية التي أنـزلت في آخر " النساء ". (35)

10886- حدثنا محمد بن بشار قال، حدثنا ابن أبي عدي، عن سعيد، عن قتادة، عن سالم بن أبي الجعد، عن معدان بن أبي طلحة: أن عمر بن الخطاب خطب الناس يوم الجمعة فقال: إنيّ والله ما أدع بعدي شيئًا هو أهمّ إليّ من أمر الكلالة، وقد سألت عنها رسول الله صلى الله عليه وسلم، فما أغلظ لي في شيء ما أغلظ لي فيها، حتى طعن في نحري وقال: " تكفيك آية الصيف التي أنـزلت في آخر سورة النساء "، وإن أعِش أقض فيها بقضية لا يختلف فيها أحدٌ قرأ القرآن. (36)

10887- حدثنا ابن بشار قال، حدثنا يحيى بن سعيد قال، حدثنا هشام، عن قتادة، عن سالم بن أبي الجعد، عن معدان بن أبي طلحة، عن عمر بن الخطاب بنحوه. (37)

10888- حدثنا محمد بن علي بن الحسن بن شقيق قال، سمعت أبي يقول، أخبرنا أبو حمزة، عن جابر، عن الحسن بن مسروق، عن أبيه قال: سألت عمر وهو يخطب الناس عن ذي قرابة لي وَرِث كلالة، فقال: الكلالة، الكلالة، الكلالة!! وأخذ بلحيته، ثم قال: والله لأن أعلمَها أحبَّ إلي من أن يكون لي ما على الأرض من شيء، سألت عنها رسول الله صلى الله عليه وسلم فقال: ألم تسمع الآية التي أنـزلت في الصيف؟ فأعادها ثلاث مرات. (38)

10889- حدثنا ابن وكيع قال، حدثنا أبو أسامة، عن زكريا، عن أبي إسحاق، عن أبي سلمة قال: جاء رجل إلى النبي صلى الله عليه وسلم فسأله عن الكلالة، فقال: ألم تسمع الآية التي أنـزلت في الصيف: وَإِنْ كَانَ رَجُلٌ يُورَثُ كَلالَةً إلى آخر الآية؟ (39)

10890- حدثني محمد بن خلف قال، حدثنا إسحاق بن عيسى قال، حدثنا ابن لهيعة، عن يزيد بن أبي حبيب، عن أبي الخير: أن رجلا سأل عُقبة عن الكلالة، فقال: ألا تعجبون من هذا؟ يسألني عن الكلالة، وما أعضل بأصحاب رسول الله صلى الله عليه وسلم شيء ما أعضلت بهم الكلالة! (40)

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قال أبو جعفر: فإن قال قائل: فما وجه قوله جل ثناؤه: " إن امرؤ هلك ليس له ولد وله أخت فلها نصف ما ترك "، ولقد علمت اتفاق جميع أهل القبلة= ما خلا ابن عباس وابن الزبير رحمة الله عليهما= على أن الميت لو ترك ابنةً وأختًا، أن لابنته النصف، وما بقي فلأختِه، إذا كانت أخته لأبيه وأمه، أو لأبيه؟ وأين ذلك من قوله: " إن امرؤ هلك ليس له ولد وله أخت فلها نصف ما ترك "، وقد ورَّثوها النصف مع الولد؟

قيل: إنّ الأمر في ذلك بخلاف ما ذهبتَ إليه. إنما جعل الله جل ثناؤه بقوله: " إن امرؤ هلك ليس له ولد وله أخت فلها نصف ما ترك "، إذا لم يكن للميت ولد ذكر ولا أنثى، وكان موروثًا كلالة، النصفَ من تركته فريضةً لها مسمَّاة. فأما إذا كان للميت ولد أنثى، فهي معها عصبة، يصير لها ما كان يصير للعصبة غيرها، لو لم تكن. وذلك غير محدود بحدٍّ، ولا مفروض لها فرضَ سهام أهل الميراث بميراثهم عن ميِّتهم. ولم يقل الله في كتابه: " فإن كان له ولد فلا شيء لأخته معه "، فيكون لما روي عن ابن عباس وابن الزبير في ذلك وجهٌ يوجَّه إليه. وإنما بيَّن جل ثناؤه، مبلغ حقِّها إذا وُرث الميت كلالةً، وترك بيان ما لها من حق إذا لم يورث كلالةً في كتابه، وبيَّنه بوحيه على لسان رسوله صلى الله عليه وسلم، فجعلها عصبة مع إناث ولد الميت. وذلك معنًى غير معنى وراثتها الميت، إذا كان موروثًا كلالةً.

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القول في تأويل قوله : وَهُوَ يَرِثُهَا إِنْ لَمْ يَكُنْ لَهَا وَلَدٌ

قال أبو جعفر: يعني جل ثناؤه بذلك: وأخو المرأة يرثها إن ماتت قبله، إذا وُرِثت كلالة، (41) ولم يكن لها ولد ولا والد.

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القول في تأويل قوله : فَإِنْ كَانَتَا اثْنَتَيْنِ فَلَهُمَا الثُّلُثَانِ مِمَّا تَرَكَ وَإِنْ كَانُوا إِخْوَةً رِجَالا وَنِسَاءً فَلِلذَّكَرِ مِثْلُ حَظِّ الأُنْثَيَيْنِ

قال أبو جعفر: يعني جل ثناؤه بقوله: " فإن كانتا اثنتين "، فإن كانت المتروكة من الأخوات لأبيه وأمه أو لأبيه=" اثنتين " فلهما ثلثا ما ترك أخوهما الميت، إذا لم يكن له ولد، وورث كلالة=" وإن كانوا إخوة "، يعني: وإن كان المتروكون من إخوته=" رجالا ونساء فللذكر " منهم بميراثهم عنه من تركته=" مثل حظ الأنثيين "، يعني: مثل نصيب اثنتين من أخواته. (42) وذلك إذا ورث كلالةً، والإخوة والأخوات إخوته وأخواته لأبيه وأمه، أو: لأبيه.

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القول في تأويل قوله : يُبَيِّنُ اللَّهُ لَكُمْ أَنْ تَضِلُّوا

قال أبو جعفر: يعني بذلك جل ثناؤه: يبين الله لكم قسمة مواريثكم، وحكم الكلالة، وكيف فرائضهم=" أن تضلوا "، بمعنى: لئلا تضلوا في أمر المواريث وقسمتها، أي: لئلا تجوروا عن الحق في ذلك وتخطئوا الحكم فيه، فتضلّوا عن قصد السبيل، (43) كما:-

10891- حدثنا القاسم قال، حدثنا الحسين قال، حدثني حجاج، عن ابن جريج قوله: " يبين الله لكم أن تضلوا "، قال: في شأن المواريث.

10892- حدثنا ابن وكيع قال، حدثنا محمد بن حميد المعمري= وحدثنا الحسن بن يحيى قال، أخبرنا عبد الرزاق= قالا جميعًا، أخبرنا معمر، عن أيوب، عن ابن سيرين قال: كان عمر إذا قرأ: " يبين الله لكم أن تضلوا " قال: اللهم مَنْ بَيَّنت له الكلالة، فلم تُبَيَّن لي. (44)

* * *

قال أبو جعفر: وموضع " أن " في قوله: " يبين الله لكم أن تضلوا "، نصبٌ، في قول بعض أهل العربية، لاتصالها بالفعل.

* * *

وفي قول بعضهم: خفضٌ، بمعنى: يبين الله لكم بأن لا تضلوا، ولئلا تضلوا= وأسقطت " لا " من اللفظ وهي مطلوبة في المعنى، لدلالة الكلام عليها. والعرب تفعل ذلك، تقول: " جئتك أن تلومني"، بمعنى: جئتك أن لا تلومني، كما قال القطامي في صفة ناقة:

رَأَيْنَــا مَـا يَـرَى البُصَـراءُ فِيهَـا

فَآلَيْنَــــا عَلَيْهـــا أَنْ تُبَاعَـــا (45)

بمعنى: أن لا تباع.

* * *

القول في تأويل قوله : وَاللَّهُ بِكُلِّ شَيْءٍ عَلِيمٌ (176)

قال أبو جعفر: يعني بذلك جل ثناؤه: " والله بكل شيء " من مصالح عباده في قسمة مواريثهم وغيرها، وجميع الأشياء=" عليم "، يقول: هو بذلك كله ذو علم. (46)

* * *

(آخر تفسير سورة النساء)

والحمد الله رب العالمين

وصلى الله على محمد وآله وسلم

-------------------------

الهوامش :

(1) انظر تفسير"يستفتي" فيما سلف ص : 253.

(2) انظر ما سلف في"الكلالة" 8 : 53-61.

(3) انظر تفسير"المرء" فيما سلف 2 : 446.

(4) الأثر: 10865- هذا الأثر رواه البيهقي في السنن 6 : 31 ، وذكره ابن كثير في التفسير 2 : 42 ، والدر المنثور 2 : 251.

(5) الأثر: 10866- ذكره ابن كثير في تفسيره 2 : 42 ، ولم ينسبه لغير ابن جرير.

(6) في المطبوعة: "أبو جعفر الذي يشك" ، وأثبت ما في المخطوطة.

(7) في المطبوعة: "بالثلث" ، وأثبت ما في المخطوطة ، وهو الموافق لرواية البيهقي ، أما رواية أبي داود في سننه ، فهي التي أثبتت في المطبوعة.

(8) "لا أراك" بالبناء للمجهول (بضم الهمزة): أي لا أظنك.

(9) الأثر: 10867-"مؤمل بن هشام اليشكري" ، هو"أبو هشام". روى عن إسمعيل بن علية ، وكان صهره. روى عنه البخاري وأبو داود والنسائي وغيرهم. مترجم في التهذيب.

و"إسمعيل بن إبراهيم بن مقسم الأسدي" هو"ابن علية" سلف مرارًا كثيرة و"أبو الزبير" المكي ، هو: "محمد بن مسلم بن تدرس الأسدي" ، مضى برقم : 2029 ، 3581 ، 8205.

وهذا الأثر رواه أبو داود في السنن 3 : 164 من طريق كثير بن هشام ، عن هشام الدستوائي بلفظه.

ورواه البيهقي في السنن 6 : 231 من طرق ، مطولا مختصرًا.

ورواه أبو داود الطيالسي في مسنده: 240 ، مختصرًا وفيه"الثلثين" كما في مخطوطة الطبري.

وذكره السيوطي في الدر المنثور 2 : 250 ، وزاد نسبته لابن سعد والنسائي.

(10) الأثر: 10868- هو مكرر الأثر السالف ، من طريق ابن أبي عدي ، عن هشام.

وهذا الخبر رواه الواحدي في أسباب النزول : 139 ، وساق لفظه ، مع اختلاف يسير عن لفظ الأثر السالف.

(11) قوله: "فوجدوني" هكذا ثبت في المطبوعة والمخطوطة ، وهي في ألفاظ أخر"فوجدني". والذي في المخطوطة والمطبوعة صواب ، لأنه يعني أبا بكر ورسول الله ، ومن كان معهما ، أو من كان في البيت. ولو حمله على الجمع وهو مثنى ، لكان له وجه في العربية.

(12) الأثر: 10869- خبر"محمد بن المنكدر ، عن جابر بن عبد الله" ، روي من طرق كثيرة ، مضى من طريق شعبة ، عن محمد بن المنكدر ، مختصرًا برقم : 8730 ، ثم من طريق ابن جريج ، عن محمد بن المنكدر رقم : 8731 ، بغير هذا اللفظ ، مختصرًا ، وانظر تخريجهما هناك. أما هذا ، فرواه البخاري (الفتح 12 : 2) بمثله ، مع خلاف يسير في لفظه ، وقد بين الحافظ ابن حجر في شرحه ، ما فيه من الاختلاف.

ورواه مسلم من طرق كثيرة ، منها طريق سفيان ، في صحيحه 11 : 54-56.

ورواه أبو داود في سننه 3 : 164 من طريق أحمد بن حنبل ، عن سفيان.

ورواه الترمذي في السنن (في كتاب التفسير) ، وقال: "هذا حديث حسن صحيح ، رواه غير واحد ، عن محمد بن المنكدر". ثم ساقه من طريق"الفضل بن صباح البغدادي ، عن سفيان بن عيينة ، عن محمد بن المنكدر" ، ثم قال: "وفي حديث الفضل بن صباح كلام أكثر من هذا". وحديث الفضل بن صباح ، رواه الترمذي قبل ذلك في (كتاب الفرائض) مطولا ، وقال: "هذا حديث صحيح".

ورواه البيهقي في السنن 6 : 223 ، 224 ، ثم قال البيهقي: "وجابر بن عبد الله الذي نزلت فيه آية الكلالة ، لم يكن له ولد ولا والد ، لأن أباه قتل يوم أحد. وهذه الآية نزلت بعده".

وذكره ابن كثير في تفسيره 2 : 41 ، والسيوطي في الدر 2 : 249 ، وزاد نسبته لابن سعد. وابن ماجه ، وابن المنذر.

(13) الأثر: 10870- يأتي برقم: 10871 ، 10873 ، من طريق أبي إسحق ، عن البراء.

(14) الأثر: 10871- رواه مسلم في صحيحه 11 : 58 عن علي بن خشرم ، عن وكيع ، بمثله. ثم ساقه من طرق أخرى ، عن أبي إسحق عن البراء.

والبيهقي في السنن 6 : 224.

(15) الأثر: 10872-"محمد بن خلف بن عمار العسقلاني" ، شيخ الطبري ، مضى برقم : 126 ، 6534.

و"عبد الصمد بن النعمان البزاز". ترجم له ابن أبي حاتم 3/1/51 ، 52 وقال ، "سئل أبي عنه فقال: صالح الحديث صدوق".

و"مالك بن مغول" ، ثقة ، مضى برقم : 5431.

و"أبو السفر" هو: "سعيد بن يحمد الثوري" أو "سعيد بن أحمد" ، مضى برقم: 3010. والخبر رواه مسلم 11 : 59 من طريق عمرو الناقد ، عن أبي أحمد الزبيري ، عن مالك بن مغول.

ورواه الترمذي في كتاب التفسير ، من طريق عبد بن حميد ، عن أبي نعيم ، عن مالك بن مغول ، وقال: "هذا حديث حسن".

(16) الأثر: 10873- مكرر الأثرين السالفين : 10870 ، 10871.

"هرون بن إسحق الهمداني" شيخ الطبري ، مضى برقم : 3001.

و"مصعب بن المقدام الخثعمي" ، مضى برقم : 1291 ، 3001.

وهذا الأثر من طريق إسرائيل ، عن أبي إسحق ، رواه البخاري في صحيحه (الفتح 12: 22). وفي المخطوطة هنا"خاتم سورة البقرة" ، والصواب ما في المطبوعة.

(17) يعني ما سلف رقم : 8730 ، 8731 ، ثم ما سلف قريبًا من : 10867- 10869.

(18) "ردف الراحلة": كفل الدابة.

(19) في المطبوعة: "فلقنتكها" من"التلقين" ، وهو صواب في المعنى ، ولكن السياق يقتضي ما أثبته من المخطوطة ، وهي فيها منقوطة. و"لقاه الآية": علمه الآية ، ولقنه إياها.

(20) في المطبوعة وابن كثير"إن كنت" ، وأثبت ما في المخطوطة والدر المنثور ، وهي صواب محض ، وانظرها كذلك في الأثر الآتي رقم : 10892.

(21) الآثار: 10874- 10876 ، ذكر الأثر الأخير منها ابن كثير في تفسيره 3 : 44 ، ثم قال: "كذا رواه ابن جرير ، ورواه أيضًا عن الحسن بن يحيى ، عن عبد الرزاق ، عن معمر ، عن أيوب ، عن ابن سيرين ، كذلك بنحوه. وهو منقطع بين ابن سيرين وحذيفة. وقد قال الحافظ أبو بكر أحمد بن عمرو البزار في مسنده : حدثنا يوسف بن حماد المعنى ، ومحمد بن مرزوق ، قالا ، حدثنا عبد الأعلى بن عبد الأعلى ، حدثنا هشام بن حسان ، عن محمد بن سيرين ، عن أبي عبيدة بن حذيفة ، عن أبيه قال: نزلت آية الكلالة.." وساق الخبر ، ثم قال: "قال البزار: وهذا الحديث لا نعلم أحدًا رواه إلا حذيفة ، ولا نعلم له طريقًا عن حذيفة إلا هذا الطريق ، ولا رواه عن هشام إلا عبد الأعلى". قال ابن كثير: "وكذا رواه ابن مردويه".

وخرجه الهيثمي في مجمع الزوائد 7 : 13 ، وقال: "رواه البزار ، ورجاله رجال الصحيح ، غير أبي عبيدة بن حذيفة ، ووثقه ابن حبان".

وذكره السيوطي في الدر المنثور 2 : 250 قال: "أخرج العدني والبزار في مسنديهما ، وأبو الشيخ في الفرائض ، بسند صحيح عن حذيفة" ثم ذكر الخبر.

وعاد فخرجه في 2 : 251 ، ونسبه لابن جرير ، وعبد الرزاق ، وابن المنذر ، عن ابن سيرين ، منقطعًا.

(22) انظر رقم: 8745-8748 ، 8767

(23) انظر رقم: 8745-8748 ، 8767.

(24) قوله: "التي أنزلت في آخر سورة النساء" غير ثابت في المخطوطة ، وهو ثابت في روايات الحديث التي ستأتي في التخريج.

(25) الأثر: 10877- خبر سالم بن أبي الجعد ، عن معدان ، عن عمر سيرويه أبو جعفر من أربع طرق أخرى فيما سيأتي من رقم : 10884- 10887.

وروى هذا الخبر من طريق شبابة بن سوار ، عن شعبة ، عن قتادة ، مسلم في صحيحه 11 : 57 ، إشارة.

ورواه البيهقي في السنن 6 : 224 بلفظه ، وقال: "رواه مسلم عن زهير بن حرب". وخرجه السيوطي في الدر المنثور 2 : 251 ، ولم ينسبه لغير ابن جرير ، فقصر في نسبته. وانظر تخريج الآثار التالية التي أشرت إليها.

(26) انظر ما سلف رقم : 8745-8749.

(27) في المطبوعة: "بالكتاب فمحي"؛ بالتعريف ، وهو كذلك في الدر المنثور ، وأثبت ما في المخطوطة ، وهو موافق لرواية ابن كثير في تفسيره.

(28) الأثر: 10878- ذكره ابن كثير في تفسيره 3 : 45 عن هذا الموضع من التفسير ، وخرجه السيوطي في الدر المنثور 2 : 250 ، ونسبه لعبد الرزاق ، ولم ينسبه لابن جرير ، وقد رواه الطبري بنحوه في الأثر التالي : 10879.

(29) الأثر: 10878- ذكره ابن كثير في تفسيره 3 : 45 عن هذا الموضع من التفسير ، وخرجه السيوطي في الدر المنثور 2 : 250 ، ونسبه لعبد الرزاق ، ولم ينسبه لابن جرير ، وقد رواه الطبري بنحوه في الأثر التالي : 10879.

(30) الأثر: 10880- رواه أبو داود الطيالسي من طريق شعبة ، عن عمرو بن مرة ، مع اختلاف يسير في لفظه ، مطولا.

ورواه البيهقي في السنن من طريق أبي داود الطيالسي 6 : 225.

ورواه الحاكم في المستدرك 2 : 304 من طريق سفيان ، عن عمرو بن مرة ، بلفظ الطبري ، وقال: "هذا حديث صحيح على شرط الشيخين ولم يخرجاه" ، ووافقه الذهبي.

وذكره ابن كثير في تفسيره 3 : 45 ، ولم ينسبه لغير الحاكم.

وخرجه السيوطي في الدر 2 : 251 ، 252 ، وزاد نسبته لعبد الرزاق ، والعدني ، وابن ماجه ، والساجي.

وقوله: "أبواب الربا" ، أي: وجوه الربا وطرقه ، وهذا اللفظ ليس فيما ذكرت من المراجع ، فيها جميعًا"والربا". وانظر الأثر الآتي : 10883 ، والتعليق عليه.

(31) الأثر: 10881- خرجه السيوطي في الدر المنثور 2 : 251 ، ولم ينسبه لغير ابن جرير ، وفيه"قصور الشأم" ، وهما سواء في المعنى ، ولكن العجب أنه نقله عن هذا الموضع من التفسير ، وكتب مكان"الروم""الشأم".

(32) الأثر: 10882- رواه البيهقي في السنن 6 : 245 ، من طريق جرير عن الأعمش. مع اختلاف في لفظه.

وذكره ابن كثير في تفسيره 3 : 44 ، 45 ، ثم قال: "وهذا إسناد صحيح".

وخرجه السيوطي 2 : 250 ، ولم ينسبه لغير ابن جرير.

وفي المخطوطة: "النساء في خدورها" ، وهما سواء.

(33) الأثر: 10883-"أبو حيان" هو: "يحيى بن سعيد التيمي" ، مضى برقم: 5382 ، 5383 ، 6318 ، 8155.

وهذا الخبر رواه البخاري مطولا (الفتح 10 : 39-43) من طريق يحيى بن سعيد القطان عن أبي حيان التيمي.

ورواه مسلم في صحيحه 18 : 165 من أربع طرق ، من طريق علي بن مسهر ، عن أبي حيان ، ومن طريق ابن إدريس عن أبي حيان ، ومن طريق ابن علية عن أبي حيان ، ومن طريق عيسى بن يونس عن أبي حيان.

ورواه البيهقي في السنن 6 : 245/8 : 289.

وذكره السيوطي في الدر المنثور 2 : 249 ، وزاد نسبته لعبد الرزاق ، وابن المنذر. وفي جميع المراجع: "وأبواب من أبواب الربا" ، وانظر شرح ذلك في التعليق على الأثر : 10880

(34) الأثر: 10884- خبر سالم بن أبي الجعد ، عن معدان ، مضى برقم : 10877 من طريق شعبة عن قتادة. وأشار إليه مسلم في صحيحه 11 : 57 من طريق ابن علية عن سعيد بن أبي عروبة ، عن قتادة.

ورواه أحمد في المسند رقم : 341 من طريق محمد بن جعفر ، عن سعيد بن أبي عروبة ، عن قتادة مطولا.

ورواه أيضًا مطولا رقم : 89 من طريق عفان ، عن همام بن يحيى ، عن قتادة.

ورواه مختصرًا رقم : 179 من طريق إسمعيل ، عن سعيد بن أبي عروبة.

وخرجه ابن كثير في تفسيره 2 : 241 من هذه الأخيرة من مسند أحمد ، ولم يذكر شيئًا عن الطرق الأخرى ، بل قال: "هكذا رواه مختصرًا ، وأخرجه مسلم مطولا أكثر من هذا" ، مع أن أحمد أخرجه في مواضع مطولا كما ترى ، وكما سيأتي في التعليق على رقم : 10887.

(35) الأثر: 10885-"إبراهيم بن سعيد الجوهري" ، شيخ الطبري ، ثقة ، مضى برقم: 3355 ، 3959.

و"عبد الله بن بكر بن حبيب السهمي" ، ثقة صدوق مأمون ، من شيوخ أحمد. مترجم في التهذيب. ومضى في الإسناد رقم : 8284 ، وهذا طريق آخر للأثر السالف.

وفي المطبوعة: "لم أدع" ، وأثبت ما في المخطوطة.

(36) الأثر: 10886- هذه طريق أخرى للأثرين السالفين ، طريق سعيد بن أبي عروبة.

(37) الأثر: 10887- رواه من هذه الطريق مسلم في صحيحه 11 : 56.

ورواه أحمد مطولا في المسند برقم : 186 ، وانظر التعليق على الآثار السالفة.

(38) الأثر: 10888-"محمد بن علي بن الحسن بن شقيق" ثقة ، مضى برقم : 1591 ، 2575.

وأبوه "علي بن الحسن بن شقيق" ثقة ، مضى أيضًا برقم : 1591 ، 1909.

و"أبو حمزة" هو السكري: "محمد بن ميمون" ثقة إمام ، مضى برقم: 1591.

و"جابر" هو"جابر الجعفي": جابر بن يزيد بن الحارث الجعفي ، مضى برقم: 764 ، 858 ، 2340 ، ومواضع أخرى كثيرة. وهو ضعيف جدًا ، رمي بالكذب.

أما "الحسن بن مسروق" ، فلم أجد في الرواة من يسمى بهذا الاسم ، وأما أبوه فكأنه يعني: "مسروق بن الأجدع الهمداني الوداعي". أحد المقرئين والمفتين.. روى عن أبي بكر وعمر وعثمان وكثير من الصحابة. وليس في الرواة عن مسروق من اسمه"الحسن" ، ولا وجدت له ولدًا يقال"الحسن له ابن مسروق".

ففي هذا الإسناد ما فيه من البلاء.

وهذا الأثر ذكره السيوطي في الدر المنثور 2 : 251 ، عن الحسن بن مسروق ، عن أبيه كما هنا ، ونسبه للطبري وحده.

(39) الأثر: 10889-"أبو أسامة" هو: "حماد بن أسامة بن زيد الكوفي" ، مضى برقم : 29 ، 51 ، 223 ، 2995 ، 5265.

و"زكريا" هو: "زكريا بن أبي زائدة" مضى برقم : 112 ، 1219.

و"أبو إسحق" هو السبيعي.

و"أبو سلمة" هو: "أبو سلمة بن عبد الرحمن بن عوف الزهري" ، مضى برقم : 8 ، 67 ، 3015 ، 8394.

وهذا الأثر رواه البيهقي في السنن 6 : 224 ، من طريق يحيى بن آدم ، عن عمار بن رزيق ، عن أبي إسحق ، عن أبي سلمة بن عبد الرحمن وقال: "حديث أبي إسحق عن أبي سلمة منقطع ، وليس بمعروف".

(40) الأثر: 10890-"إسحق بن عيسى بن نجيح" هو أبو يعقوب ، ابن الطباع ، مضى برقم : 2836.

و"ابن لهيعة" مضى مرارًا.

و"يزيد بن أبي حبيب المصري" ثقة مضى برقم : 4348 ، 5493.

و"أبو الخير" هو: "مرثد بن عبد الله اليزني" الفقيه المصري ، روى عن عقبة بن عامر الجهني ، وكان لا يفارقه ، وعمرو بن العاص ، وعبد الله بن عمرو ، وغيرهم من الصحابة. تابعي ثقة ، مترجم في التهذيب.

وهذا الأثر رواه الدارمي في سننه 2 : 366 ، من طريق عبد الله بن يزيد ، عن سعيد بن أبي أيوب ، عن يزيد بن أبي حبيب. وفي النسخة المطبوعة من الدارمي خطأ قال فيها"عن يزيد بن عبد الله اليزني" ، والصواب"مرثد بن عبد الله" ، وهو أبو الخير ، كما سلف.

وذكره السيوطي في الدر المنثور 2 : 250 ، وزاد نسبته لابن أبي شيبة.

"أعضل الأمر" و"أعضل به الأمر": ضاق وأشكل ، وضاق به ذرعًا لإشكاله.

(41) في المطبوعة: "إذا ورث كلالة" ، والصواب ما أثبت من المخطوطة.

(42) انظر تفسير"مثل حظ الأنثيين" فيما سلف : 8 : 30-34.

(43) انظر تفسير"الضلال" فيما سلف من فهارس اللغة.

(44) الأثر: 10892- انظر الأثر السالف رقم : 10876.

(45) ديوانه 43 ، وقد سلف من هذه القصيدة أبيات في 1 : 116/7 : 557 ، يصف ناقته لما بلغت مبلغها واستوت كما وصفها ، فيقول: لما رأينا كرمها وحسنها حلفنا عليها أن لا تباع ، لنفاستها علينا.

(46) انظر تفسير"عليم" فيما سلف من فهارس اللغة.

He has revealed to you ˹O Prophet˺ the Book in truth, confirming what came before it, as He revealed the Torah and the Gospel
— Dr. Mustafa Khattab, the Clear Quran
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